Virologi contro

DA PIERNIK
Vorrei fare una considerazione sull’attuale situazione del Covid 19. Ovviamente non da medico, ma da cittadino qualunque dotato, fino a prova contraria, di normale intelletto. Come tutti sapete, la sensazione è di essere nel caos. Non c’è scienziato che non dica la sua. Il virus si è indebolito, no, non si è indebolito. Il caldo lo ammazza, no, il caldo non gli fa niente. La malattia è completamente diversa, no, è sempre la stessa. Ora proviamo a tagliare a fette la situazione. Ci accorgiamo che in campo ci sono due squadre. La prima è quella degli scienziati dell’epidemiologia e dell’epidemiologia statistica che dicono, in sostanza, “Come ti muovi, il virus ti ammazza: ricordati che devi morire, e se non ti succede ora, ti succederà a ottobre.” L’altra squadra è quella dei clinici, che vivono nelle terapie intensive e che, al contrario, dicono in coro che la malattia attuale è completamente diversa, nel senso di molto “indebolita”, rispetto a quella di fine febbraio e che, probabilmente, non ci sarà una seconda ondata perché in qualche modo il virus lo stiamo sconfiggendo. Questa seconda squadra, folta e forte di nomi importanti, accusa gli altri di parlare seduti davanti a computer e a microscopi, mentre loro vivono in mezzo ai malati. Ognuna tifi per la squadra che preferisce, ma non posso non fare delle considerazioni aggiuntive. Per ottenere la partecipazione di alcuni virologi a importanti trasmissioni televisive, occorre chiamare il loro agente, come se fossero scrittori o attori, e concordare il prezzo, che è notevole. E questo non è bello. Loro dicono che queste partecipazioni sono un “lavoro”. Mi dispiace, ma non è così. Il lavoro lo fai col camice quando fai un’iniezione a un malato, mentre se vai in una trasmissione televisiva a spiegare come salvarsi la pelle, fai un servizio pubblico, non stai “lavorando” (specialmente se non sei neanche laureato in medicina ma in veterinaria). Io mi vergognerei a farmi pagare per questo, penso anche voi. Vorrei fare un’altra considerazione, più istintiva. Se, da tecnico dell’ordine pubblico (con alle spalle situazioni anche drammatiche), sento un amico che dice che domenica porterà il bambino allo stadio, immediatamente gli sconsiglio di farlo, perché di una partita di calcio io vedo solo l’aspetto negativo. Ho la sensazione che la stessa cosa stia capitando a molti virologi illustri. Qualunque ipotesi sdrammatizzante si faccia, agitano la paletta dell’alt e la smantellano: ci salveremo, forse, solo con il vaccino, che fra l’altro arriverà non prima di un anno. Dimenticavo. C’è un’altra ipotesi, ma possiamo farla sottovoce. Qual è il ruolo di Big-Pharma in tutto questo? Chissà se organizzano ancora convegni alle Mauritius o regalano iPad ultima generazione ai medici, in particolare ai viro-epidemiologi, “convenzionati.” Badate, amici qui il complottismo non c’entra. Tutti voi conoscete almeno un paio di medici: chiedete a loro. Dimenticavo: all’inizio la cura ha avuto come obiettivo i polmoni, ma sembra che non sia così, che in realtà il virus attacchi il sangue. Circola la voce, ed è inquietante. Al prossimo appuntamento.

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