La festa violentata

Fa male constatare che ieri la Festa della nascita della Repubblica Italiana è stata violentata.

Inutile usare mezze parole, perché è così. Una politica fatta di gente perbene si sarebbe riunita nel ricordo delle dieci pagine di necrologi dell’Eco di Bergamo del 9 febbraio scorso, simbolo dei più di trentamila morti della pandemia. Ma non è stato così. Parte della nostra politica è fatta di approfittatori.

Se oggi l’Italia sembra aver messo sotto controllo la pandemia è stato per una presa di coscienza nazionale che l’Europa e il mondo ci hanno riconosciuto. Sotto la spinta della paura abbiamo ritrovato il senso civico e l’unità nazionale, ci siamo stretti e sopportato limitazioni impensabili, ai confini della costituzionalità. Lo abbiamo fatto dando fiducia a un governo che ha messo la salute davanti a tutto, e che quando la salute ha cominciato a migliorare, davanti a tutto ha messo l’economia. Non ci interessa la casacca di chi è al governo, ci interessa che l’abbia fatto.

Ma ieri tutto questo è stato stracciato.

Ora che la gente si disinteressa dei barconi con gli immigrati, c’è un’altra comoda tigre da cavalcare, offerta dalla malattia e dai provvedimenti del governo: il complotto dei poteri forti per chiuderci nelle nostre abitazioni e fare andare a picco l’economia.

La contromanifestazione di ieri a Roma è stata chiara. In una situazione in cui la politica aveva il “dovere” di unirsi compatta davanti al capo dello Stato per dare un segnale educativo ai cittadini, Salvini, Meloni e perfino Berlusconi hanno scelto di dare un altro tipo di segnale diseducativo.

Chiedono le dimissioni del governo. È bastato avere dati leggermente più tranquillizzanti, per attivare le varie macchine della comunicazione politica: il governo va verso una deriva autoritaria, non ha saputo gestire la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica, quindi deve dimettersi e noi lo sostituiremo. Perché, mentre Conte e soci (noti per il loro sadismo) si sono divertiti a bloccare le libertà costituzionali, loro avrebbero risolto tutto: quindi i morti sarebbero stati non 30.000 ma 3.000, e ciò sarebbe successo lasciando aperte fabbriche e pub. Tanto si sa che il virus l’ha creato Bill Gates attraverso il 5G e le scie chimiche, e ovviamente c’entra il Bildemberg (e perché no gli Illuminati?) e che il governo è complice di questa macchinazione mondiale.

E tutto questo mentre ogni famiglia bergamasca piange un morto.

Ieri sera Floris ha chiesto al ministro Speranza cosa ne pensasse degli assembramenti visti nelle varie contromanifestazioni. Lui ha risposto: “Non fanno bene al Paese”. Capisco il desiderio di non dare il destro a polemiche e tenere un profilo basso, ma Speranza aveva il dovere di chiamare le cose con il loro nome, che è “irresponsabilità” e “atteggiamenti criminali”. Non l’ha fatto, ma avrebbe dovuto. Il profilo basso si può tenere fino a un certo punto, ma a delle palesi provocazioni è necessario rispondere per le rime. Ministro, si svegli: non è il momento di fare il maestro da libro Cuore.

Tutto ciò avviene proprio quando bisognerebbe educare i cittadini ad atteggiamenti seri e unitari. Il populismo oltranzista si è diffuso dopo la crisi del 2008, figuriamoci adesso. Il grande argomento di questo nuovo populismo sarà che il virus non esiste, che il governo è autoritario. Quindi via le mascherine e giù con i baci, gli abbracci e i selfie. Gli assembramenti, però, sono ancora vietati, quindi il servizio di ordine pubblico avrebbe dovuto sanzionare i presenti alla manifestazione. Non so se è stato fatto, spero di sì. Il povero cristo sdraiato da solo su una spiaggia si è visto multato di 400 euro, ma i vari capitani se la sfangano. E non mi sembra giusto.

Cavalcare questa crisi potrebbe portare all’instaurazione di un vero regime autoritario. Pensateci.

Ieri ci ha deliziati anche il generale Pappalardo con i suoi gilet arancione, e lì abbiamo visto di tutto. Satanismo, negazionismo del virus, abbracci, baci, divieto di mascherine, attacchi contro ipotetici “loro”, scie chimiche, 5G, Bill Gates, richieste di dimissioni del governo e di Mattarella, che ovviamente sarà sostituito dal Pappalardo. Per chi non lo sapesse, fra le altre cose, questi nel 2000 fece circolare nei Cocer dei Carabinieri il progetto di un nuovo stato curato e sorvegliato dall’Arma. Fu assolto nei processi perché si dimostrò che in realtà quel progetto era stata solo una sua idea, peraltro volutamente resa pubblica dai Carabinieri, ma in quel documento c’è tutto il pensiero di un uomo che aizza la folla contro Mattarella in nome della “libertà del popolo”. Del popolo che piace a lui, ovviamente. Ma è del resto di quel popolo che dovremmo occuparci e preoccuparci.

Gli articoli 438 e 452 del codice penale prevedono che chiunque provochi volontariamente un’epidemia, mediante la diffusione di germi, è punito con l’ergastolo. Se lo fa colposamente, è punito con la reclusione di cinque o dodici anni.

Spero che la Digos e il Reparto Operativo di Roma se ne ricordino.

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