E POI FURONO LE FORMICHE / 1

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Dopo aver creato il mio “eroe”, cioè Renzo Bruni, era necessario inventare una trama. Decisi per una storia di serial killer, ma con una variazione: ci avrei infilato in mezzo la criminalità organizzata e lo avrei ambientato a Foggia, la mia città. Però era necessario anche creare il cattivo, così presi a modello un serial killer davvero esistente e nacque quel  farabutto di Diego Pastore. Vi dirò la verità: il nome fu un omaggio a un amico di nome Diego, cui avevo promesso un ruolo in un mio romanzo, e poi è un nome spagnoleggiante che resta impresso. Il cognome Pastore, invece, mi serviva per questioni di trama, e a questo proposito vi svelerò un mio piccolo segreto: quando dovete dare un nome a un personaggio importante, specie se è il cattivo, cercate sempre di dargli un cognome che abbia un significato: se uno si chiama, per esempio, Cravero, be’ resterà sempre Cravero, ma se si chiama, sempre per esempio, Martelli, allora puoi costruirgli un mondo addosso, cosa che nello sviluppo della trama può sempre tornare utile. Lo soprannominai Zio Teddy, era molto inquietante. Se uno uccide bambini e si fa chiamare Zio, ammetterete che fa particolarmente schifo. Teddy poi mi ricordava Teddy boys e l’orsetto Teddy Bear, insomma, fra zio e Teddy, questo nomignolo non solo era ributtante, ma si ricordava anche bene. Mi venne in testa di fargli avere una patologia psichica. In un romanzo di Ammaniti c’era un personaggio che, dopo un infarto, non riusciva più a muoversi e si sentiva attraversare il corpo da un  milione di formiche. Mi piacque e decisi che Zio Teddy sarebbe stato preda della sindrome di Ekbom, detta anche delirio der­matozoico, una psicosi per cui la vittima si sente invaso da insetti e la sua vita regolata da loro. Infine dovevo scegliere lo stile della narrazione: prima o terza persona? Passato remoto o presente? Feci una scelta molto particolare, e le parti di Bruni le narrai al passato remoto in prima persona, mentre quelle di Diego Pastore/Zio Teddy, i cui capitoli si intrecciavano con quelli di Bruni, le narrai in terza persona, sempre al passato. Fu una decisione azzardata, ma – incredibilmente – nessuno se ne è mai lamentato, anzi. Be’, ora comincia il capitolo più affascinante di questa storia, ma per ragioni di spazio lo rimando alla prossima volta. Besos / SEGUE

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