E POI FURONO LE FORMICHE/2

Come vi ho preannunciato martedì scorso, questa che racconto ora è la parte più affascinante della storia di Formicae e Renzo Bruni. Insomma, era il 2015 e avevo finito il romanzo. Chiesi al mio grande amico Alan D. Altieri, che per tutti noi era solo Sergione, di darci un’occhiata. Lo fece e mi sembrò soddisfatto, tanto da averlo perfino editato. Ora, come sapete, veniva la parte più difficile. Non pubblicavo dal 2010, Cairo mi aveva schifato, con Fazi non era più il caso. Così il romanzo finì, con un titolo diverso da quello che poi sarebbe stato il definitivo, a tre case editrici (di cui non faccio il nome), che risposero così: 1)bello, ma non hai un nome importante, mentre noi pubblichiamo solo autori famosi (come la D’urso e Al bano?) 2) bello, ma troppo trasgressivo 3) bello, ma troppo poco trasgressivo. Fantastico, no? Ma niente di strano, me lo aspettavo e mi misi l’animo in pace. Ero certo che quella storia non avrebbe mai visto la luce e decisi che la mia breve carriera di scrittore sarebbe finita lì. Non mi andava di scrivere romanzi così complessi per poi essere sbeffeggiato da rifiuti così “motivati”.  Molti mesi passarono, poi il 4 luglio del 2016 (che, fra le altre cose, era il giorno del mio compleanno), mi chiamò Alan D. Altieri. «Nik» disse. «Ieri ho visto Riccardo Cavallero e Antonio Riccardi. Hanno fondato una nuova casa editrice e vorrebbero iniziare le pubblicazioni a gennaio, ma con un thriller. Mi ha detto Cavallero che non vuole sentire parlare di pedofili e serial killer, e io invece gli ho mandato il tuo ultimo romanzo, che parla proprio di questo. Alle sue rimostranze gli ho detto “Prima leggilo, poi ne riparliamo.”» Ho ringraziato Alan, ma quando si è reso conto che io credevo che quei due signori fossero dei giovani kamikaze che si lanciavano senza rete nel “dorato” mondo dell’editoria italiana, ha specificato: «Ho dimenticato di dirti che, fino all’anno scorso, Cavallero era il direttore generale della Mondadori e amministratore delegato dell’Einaudi, mentre Riccardi era il direttore editoriale della Mondadori. Cioè due dei massimi esperti di libri in questo paese.» Ovviamente la cosa mi gratificò, ma mi sentii anche frustrato: figuriamoci se due figure di spicco come quelle potevano essere interessate al mio romanzo “trasgressivo/non trasgressivo e scritto da uno sconosciuto”. «Be’, grazie, Sergione… » risposi sconsolato. «Chissà quando riuscirò ad avere una risposta, mesi? Anni?» «Certo» disse lui. «Sai come sono queste cose, sono molto lunghe.» Tornai alla mia quotidianità, mettendo da parte anche quell’ultimo breve sogno.

Poi successe una cosa incredibile. La mattina dell’11 luglio, cioè sette giorni dopo la chiacchierata con Alan D. Altieri, mi chiamò Maria Paola Romeo, la mia agente, per dirmi che Riccardo Cavallero aveva letto il romanzo, ne era rimasto entusiasta e aveva deciso di pubblicarlo come primo libro della neo-casa editrice. Era cambiato tutto. Credetemi, se uno che tiene a casa i regali di Gabriel Garcia Marquez e chiama al cellulare Ken Follet, ti dice che il tuo romanzo gli è piaciuto parecchio, be’, ti senti gratificato. Il titolo Formicae lo decise poi Antonio Riccardi, la bellissima copertina con le formiche che stringono è di Giacomo Callo. Come capita, la mia vita nuova si inaugurò con uno scivolone pauroso davanti alla sede della casa editrice che mi è costata la frattura scomposta dell’omero destro più due interventi chirurgici e un anno di placca e otto viti al braccio destro. Infatti quando, nel gennaio 2017, presentammo a Foggia la prima di Formicae e della casa editrice, avevo la faccia a pezzi per il dolore al braccio, ma il cuore in festa. Vedete com’è la vita? Per un colpo di fortuna (Altieri che pensa di mandare il mio libro a Riccardo Cavallero), cominciavo una nuova avventura alla bella età di 62 anni. Dopo quattro mesi Alan D’ Altieri, “Sergione”, moriva di infarto: mi aveva sistemato, poi era uscito di scena. L’avevo detto che questa era la parte più affascinante e romanzesca della mia storia letteraria, quella in cui capisci che devi sempre provarci, provarci, provarci, con la testa più dura di quella un pastore irlandese. La casa editrice di Riccardo Cavallero, con cui poi è nata una grande amicizia, è partita senza più fermarsi. L’anno scorso il mio Gli Illegali ha vinto il Selezione Bancarella, quest’anno Roberto Venturini è nella dozzina dello Strega. Dimenticavo: si chiama SEM, Società Editrice Milanese, oggi pubblica Davide Leavitt e Kahked Hosseini. E questo perché Ricky non voleva pubblicare libri su serial killer e pedofili… vero? 😉 Besos, alla prossima. Piernik

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