E FU LA VOLTA DELLA CROCE UNCINATA

Certo, passare da un poliziotto come Bruni a una ventinovenne dottoressa veronese non è stato facile, ma quando una storia ce l’hai dentro le devi provare tutte per portarla alla luce. Ora ve la racconto. Dopo aver pubblicato nel 2010 “Gli anni nascosti”, compresi che quel libro era stato un vero flop. Sinceramente? Non tanto per il romanzo (lo avevo scritto io, quindi lo consideravo e lo considero buono) quanto per la totale assenza di promozione da parte dell’editore. Mi decisi perciò a scrivere qualcosa di diverso per riprovare a pubblicare, perché la mia carriera di autore la vedevo conclusa. Ma cosa scrivere? Be’, una storia ce l’avevo. Sono uno studioso del nazismo, e ho sempre cercato di capire cosa abbia potuto trasformare una nazione faro di cultura e civiltà come la Germania in una perfetta macchina della morte. Non volevo farlo però dalla visuale dell’Olocausto ebraico, che è notissima, ma dall’angolazione della ferocia con cui le SS, aiutate da collaborazionisti italiani, si sono scagliate contro le popolazioni inermi dei nostri paesini dopo l’8 settembre del ’43. Chiunque legga, fra le tante, delle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema non può che restarne sconvolto. La storia di Anna Sartori, la protagonista, è nata da questo istinto irrefrenabile. Ma non solo: quanti di voi sono al corrente delle 15.000 vittime innocenti, donne, anziani, ragazzi, bambini, fucilate, bruciate vive, fatte esplodere, mutilate dai nazisti? Quanti di voi sono al corrente che fra le fila delle SS c’è stata una Legione SS italiana con 20.000 volontari che hanno sparso violenza nella pianura padana e nella risiera di San Sabba, unico lager nazista in Italia? Credo pochissimi. Ecco, avendo la fortuna di pubblicare libri, alle volte ne approfitto per dare al lettore materiale per delle riflessioni, in questo caso su quella parte della nostra storia ancora sconosciuta. Anna, la figlia protagonista del romanzo, è un personaggio che adoro. Donna forte, giusta, una che attraverso una dolorosa catarsi personale riesce ad affrancarsi dal proprio passato per diventare un’altra persona. “Storia” lo avrò riletto non meno di venti volte, eppure a ogni revisione non riesco ad affrontare le ultime pagine senza emozionarmi. Ed è bizzarro, come capite, perché l’ho scritto io, perciò quelle pagine le conosco a memoria. Ero stato invitato dal comune di Brescia a partecipare al festival internazionale della Pace, che si sarebbe dovuto tenere nell’ottobre del 2020, e a una presentazione a Sant’Anna di Stazzema (ne approfitto per ringraziare il presidente del Consiglio comunale di Brescia Roberto Cammarata e Michele Morabito, direttore del Museo storico di Sant’Anna). Ovviamente entrambi gli eventi sono saltati a causa del Covid.Alcuni lettori mi hanno spronato a continuare nel filone storico (probabilmente lo sprone successivo sarà di darmi all’ippica). Non lo so, perchè adoro il thriller puro e certamente non lo abbandonerò, poi chissà… In ogni caso considero “Storia di una figlia” un pezzo assolutamente unico. Unico e prezioso. Besos

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