Festival Senigallia 19-26 agosto

Dal 19 al 26 agosto a Senigallia si terrà, come ogni anno e Covid permettendo, il festival della letteratura gialla “Ventimila righe sotto i mari in Giallo”. Saranno presenti molti importanti autori. Se qualcuno fosse interessato a fare due chiacchiere insieme, alle 21,30 del 21, in piazza Garibaldi, ci sarò anche io . Besos

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Il Bancarella e i Sogni

La sera del 10 luglio a Cesena, nel chiostro dell’ex convento San Francesco, verrà consegnato il Premio Selezione Bancarella a Stefano Ardito, Angela Marsons, Francesco Carofiglio, Desireè Cognetti, Franco Faggiani e al mio Gli Illegali. Dopo nove giorni, la sera del 19 luglio ci ritroveremo tutti a Pontremoli, in piazza della Repubblica, per la finale, quando sapremo chi avrà vinto il Bancarella 2020. L’emozione è grande, ma sono grandi anche la soddisfazione e l’orgoglio di essere nel gruppo, con l’editore SEM. In fondo, quando cominciai a scrivere, mi dissi sognando che c’era soprattutto un premio che avrei voluto vincere, ed era il Bancarella. Perché è il premio dei lettori, come lo sono io. L’auspicio è che Cesena prima e Pontremoli poi, rappresentino la coronazione di quel Sogno e l’inizio di un altro

New Fake

Segnalo l’ennesima menata finalizzata a generare panico. È stata diffusa oggi ma è del 22 aprile (quindi di un mese e mezzo fa). Attenzione alle notizie decontestualizzate. Ps: notare dove avverrà (casualmente…) il “disastro”: al Sud: https://www.facebook.com/100028879817840/posts/354510182188306/

Maddie

I casi delle piccole Maddie McCann e Inga Gehricke, vittime probabilmente di un pedofilo sadico che risponde al nome di Christian Brueckner, ci ricordano tragicamente che i bambini non vanno mai lasciati soli. Mai. I pedofili sadici sono fra noi, e non esagero. Sono parecchi, e io che ne ho scritto in due romanzi, ovviamente documentandomi, lo so bene. Il caso Brueckner è sovrapponibile alle trame di molta letteratura thriller sul tema. E ricordiamoci, tanto per restare a casa nostra, del “Mostro di Foligno”, Luigi Chiatti. Sembra che non ci si renda conto che le trame dei thriller più tragici le inventi la realtà. Nel 2013 Brueckner aveva scritto a un amico di “desiderare di catturare qualcosa di piccolo per usarlo per giorni, tanto poi basta far sparire le prove”. Se le storie di assassini seriali piacciono tanto, che almeno servano a difendere i propri figli dagli assalti di questi predatori notturni

https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/05/news/caso_maddie_il_pedofilo_sospettato_di_aver_rapito_una_bimba_tedesca-258526147/

La festa violentata

Fa male constatare che ieri la Festa della nascita della Repubblica Italiana è stata violentata.

Inutile usare mezze parole, perché è così. Una politica fatta di gente perbene si sarebbe riunita nel ricordo delle dieci pagine di necrologi dell’Eco di Bergamo del 9 febbraio scorso, simbolo dei più di trentamila morti della pandemia. Ma non è stato così. Parte della nostra politica è fatta di approfittatori.

Se oggi l’Italia sembra aver messo sotto controllo la pandemia è stato per una presa di coscienza nazionale che l’Europa e il mondo ci hanno riconosciuto. Sotto la spinta della paura abbiamo ritrovato il senso civico e l’unità nazionale, ci siamo stretti e sopportato limitazioni impensabili, ai confini della costituzionalità. Lo abbiamo fatto dando fiducia a un governo che ha messo la salute davanti a tutto, e che quando la salute ha cominciato a migliorare, davanti a tutto ha messo l’economia. Non ci interessa la casacca di chi è al governo, ci interessa che l’abbia fatto.

Ma ieri tutto questo è stato stracciato.

Ora che la gente si disinteressa dei barconi con gli immigrati, c’è un’altra comoda tigre da cavalcare, offerta dalla malattia e dai provvedimenti del governo: il complotto dei poteri forti per chiuderci nelle nostre abitazioni e fare andare a picco l’economia.

La contromanifestazione di ieri a Roma è stata chiara. In una situazione in cui la politica aveva il “dovere” di unirsi compatta davanti al capo dello Stato per dare un segnale educativo ai cittadini, Salvini, Meloni e perfino Berlusconi hanno scelto di dare un altro tipo di segnale diseducativo.

Chiedono le dimissioni del governo. È bastato avere dati leggermente più tranquillizzanti, per attivare le varie macchine della comunicazione politica: il governo va verso una deriva autoritaria, non ha saputo gestire la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica, quindi deve dimettersi e noi lo sostituiremo. Perché, mentre Conte e soci (noti per il loro sadismo) si sono divertiti a bloccare le libertà costituzionali, loro avrebbero risolto tutto: quindi i morti sarebbero stati non 30.000 ma 3.000, e ciò sarebbe successo lasciando aperte fabbriche e pub. Tanto si sa che il virus l’ha creato Bill Gates attraverso il 5G e le scie chimiche, e ovviamente c’entra il Bildemberg (e perché no gli Illuminati?) e che il governo è complice di questa macchinazione mondiale.

E tutto questo mentre ogni famiglia bergamasca piange un morto.

Ieri sera Floris ha chiesto al ministro Speranza cosa ne pensasse degli assembramenti visti nelle varie contromanifestazioni. Lui ha risposto: “Non fanno bene al Paese”. Capisco il desiderio di non dare il destro a polemiche e tenere un profilo basso, ma Speranza aveva il dovere di chiamare le cose con il loro nome, che è “irresponsabilità” e “atteggiamenti criminali”. Non l’ha fatto, ma avrebbe dovuto. Il profilo basso si può tenere fino a un certo punto, ma a delle palesi provocazioni è necessario rispondere per le rime. Ministro, si svegli: non è il momento di fare il maestro da libro Cuore.

Tutto ciò avviene proprio quando bisognerebbe educare i cittadini ad atteggiamenti seri e unitari. Il populismo oltranzista si è diffuso dopo la crisi del 2008, figuriamoci adesso. Il grande argomento di questo nuovo populismo sarà che il virus non esiste, che il governo è autoritario. Quindi via le mascherine e giù con i baci, gli abbracci e i selfie. Gli assembramenti, però, sono ancora vietati, quindi il servizio di ordine pubblico avrebbe dovuto sanzionare i presenti alla manifestazione. Non so se è stato fatto, spero di sì. Il povero cristo sdraiato da solo su una spiaggia si è visto multato di 400 euro, ma i vari capitani se la sfangano. E non mi sembra giusto.

Cavalcare questa crisi potrebbe portare all’instaurazione di un vero regime autoritario. Pensateci.

Ieri ci ha deliziati anche il generale Pappalardo con i suoi gilet arancione, e lì abbiamo visto di tutto. Satanismo, negazionismo del virus, abbracci, baci, divieto di mascherine, attacchi contro ipotetici “loro”, scie chimiche, 5G, Bill Gates, richieste di dimissioni del governo e di Mattarella, che ovviamente sarà sostituito dal Pappalardo. Per chi non lo sapesse, fra le altre cose, questi nel 2000 fece circolare nei Cocer dei Carabinieri il progetto di un nuovo stato curato e sorvegliato dall’Arma. Fu assolto nei processi perché si dimostrò che in realtà quel progetto era stata solo una sua idea, peraltro volutamente resa pubblica dai Carabinieri, ma in quel documento c’è tutto il pensiero di un uomo che aizza la folla contro Mattarella in nome della “libertà del popolo”. Del popolo che piace a lui, ovviamente. Ma è del resto di quel popolo che dovremmo occuparci e preoccuparci.

Gli articoli 438 e 452 del codice penale prevedono che chiunque provochi volontariamente un’epidemia, mediante la diffusione di germi, è punito con l’ergastolo. Se lo fa colposamente, è punito con la reclusione di cinque o dodici anni.

Spero che la Digos e il Reparto Operativo di Roma se ne ricordino.

Virologi contro

DA PIERNIK
Vorrei fare una considerazione sull’attuale situazione del Covid 19. Ovviamente non da medico, ma da cittadino qualunque dotato, fino a prova contraria, di normale intelletto. Come tutti sapete, la sensazione è di essere nel caos. Non c’è scienziato che non dica la sua. Il virus si è indebolito, no, non si è indebolito. Il caldo lo ammazza, no, il caldo non gli fa niente. La malattia è completamente diversa, no, è sempre la stessa. Ora proviamo a tagliare a fette la situazione. Ci accorgiamo che in campo ci sono due squadre. La prima è quella degli scienziati dell’epidemiologia e dell’epidemiologia statistica che dicono, in sostanza, “Come ti muovi, il virus ti ammazza: ricordati che devi morire, e se non ti succede ora, ti succederà a ottobre.” L’altra squadra è quella dei clinici, che vivono nelle terapie intensive e che, al contrario, dicono in coro che la malattia attuale è completamente diversa, nel senso di molto “indebolita”, rispetto a quella di fine febbraio e che, probabilmente, non ci sarà una seconda ondata perché in qualche modo il virus lo stiamo sconfiggendo. Questa seconda squadra, folta e forte di nomi importanti, accusa gli altri di parlare seduti davanti a computer e a microscopi, mentre loro vivono in mezzo ai malati. Ognuna tifi per la squadra che preferisce, ma non posso non fare delle considerazioni aggiuntive. Per ottenere la partecipazione di alcuni virologi a importanti trasmissioni televisive, occorre chiamare il loro agente, come se fossero scrittori o attori, e concordare il prezzo, che è notevole. E questo non è bello. Loro dicono che queste partecipazioni sono un “lavoro”. Mi dispiace, ma non è così. Il lavoro lo fai col camice quando fai un’iniezione a un malato, mentre se vai in una trasmissione televisiva a spiegare come salvarsi la pelle, fai un servizio pubblico, non stai “lavorando” (specialmente se non sei neanche laureato in medicina ma in veterinaria). Io mi vergognerei a farmi pagare per questo, penso anche voi. Vorrei fare un’altra considerazione, più istintiva. Se, da tecnico dell’ordine pubblico (con alle spalle situazioni anche drammatiche), sento un amico che dice che domenica porterà il bambino allo stadio, immediatamente gli sconsiglio di farlo, perché di una partita di calcio io vedo solo l’aspetto negativo. Ho la sensazione che la stessa cosa stia capitando a molti virologi illustri. Qualunque ipotesi sdrammatizzante si faccia, agitano la paletta dell’alt e la smantellano: ci salveremo, forse, solo con il vaccino, che fra l’altro arriverà non prima di un anno. Dimenticavo. C’è un’altra ipotesi, ma possiamo farla sottovoce. Qual è il ruolo di Big-Pharma in tutto questo? Chissà se organizzano ancora convegni alle Mauritius o regalano iPad ultima generazione ai medici, in particolare ai viro-epidemiologi, “convenzionati.” Badate, amici qui il complottismo non c’entra. Tutti voi conoscete almeno un paio di medici: chiedete a loro. Dimenticavo: all’inizio la cura ha avuto come obiettivo i polmoni, ma sembra che non sia così, che in realtà il virus attacchi il sangue. Circola la voce, ed è inquietante. Al prossimo appuntamento.

Sulla scrittura del thriller

Segnalo, per chi ne fosse interessato, questo articolo sulla scrittura del thriller: QUI

500 chicche di riso

Ho letto negli ultimi tempi, fra vari libri che mi sono pervenuti, un gustoso testo di Alessandro Pagani: 500 chicche di riso. Pagani è fiorentino doc, scrive ed è il bassista degli Stolen apple, un gruppo rock. Lo segnalo perché è una scorribanda continua fra calembour e giochi di parole divertenti, conditi da un’ironia spesso surreale che fa sorridere in modalità Hellzapoppin’. La prefazione è affidata a Cristiano Militello, altro toscanaccio prestato all’intrattenimento (televisivo, questa volta). Qualche esempio di calembour? Ecco: “Furioso litigio tra operai in una centrale elettrica: c’è alta tensione” o “«L’hai letto quel libro di Verga?» «Sì, ma di malavoglia.»” Certamente non tutti amano questo genere di battute, ma per chi le apprezza qui di giochi di parole vorticosi ce ne sono ben 500. Perciò buon divertimento!

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Stasera a Numana

Questa sera alle 21. 30, nella splendida cornice di piazza Nuova di Numana, con Riccardo Cavallero, amministratore delegato della SEM, parleremo con voi di letteratura thriller, di Renzo Bruni e delle sue indagini passate e future. A presto!

Vasto 3 luglio

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Bellissima serata a Vasto, in piazza Barbacani, la sera del 3 luglio prossimo. Troverete Giovanna Greco (ormai una “lupologa” professionista) e il sottoscritto per parlare della Lupa, di Bruni e del suo prossimo futuro. Bella serata con gli amici vastesi, una tappa che non vedevo l’ora di toccare. A presto

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