Il thriller “maledetto” 3

Era il 2004, ed era arrivato il momento di scrivere “Un assassino qualunque”. Il mio ipotetico futuro di autore si giocava tutto lì. Quale stile usare? Le scelte erano molte, dal letterario all’hard-boiled, ma alla fine – essendo il mio primo romanzo e non avendo ancora uno stile personale – decisi di rifarmi a uno scrittore che ho sempre apprezzato, Frederick Forsyth. Avrei usato una narrazione decisa e virile, il cattivo si sarebbe svelato non alla fine ma immediatamente, e la suspense si sarebbe generata descrivendo a capitoli alterni l’inseguimento dei buoni nei confronti dei cattivi. Questo tipo di “montaggio” è stato mantenuto fino a oggi, ed è diventato addirittura una mia caratteristica. Nel romanzo successivo, invece, modificai lo stile acquisendone uno tutto mio. Mi accorsi presto che scrivere era faticoso, però. Era un continuo esercizio di inventiva molto snervante, così arrivai a pagina 190 e mollai la presa. Tempo dopo, una collega di nome Marilina lesse quelle pagine e disse: “Continua, quello che hai scritto non è malaccio.” Così, con questa spinta, conclusi il romanzo. Senza questo incoraggiamento di Marilina, i miei sette romanzi non esisterebbero. Ora una chicca per i fan di Renzo Bruni: la “nascita” di Laura Virga in un “Un assassino qualunque”:

Da “Un assassino qualunque” (Fazi, 2006)

La porta si aprì e nell’ufficio entrò una donna sui trent’anni, dalla pelle abbronzata e con una chioma di capelli scuri e ondulati che le incorniciavano il viso mettendole in risalto due occhi color carbone vivi e intelligenti.

«Dottor Fogliardi?», esordì con aria seria la donna.

«Sì?».

«Sono l’ispettore Laura Virga, della squadra minori della questura di Verona».

Fogliardi la guardò. «Ah…», esclamò. «Buongiorno. Si accomodi, la prego. Cosa posso fare per lei?».

«Nel suo reparto dovrebbe essere ricoverata una ragazzina investita tre giorni fa da un pirata della strada… Rossi, Carolina Rossi.».

«Sì, è qui. Stavamo appunto parlando di lei», confermò il dottore.

«Sto seguendo le indagini sul suo investimento. Avrei bisogno di parlare con la ragazza. È possibile?».

«Signora Virga, abbiamo già chiesto noi a Carolina se ricordasse qualcosa del fatto, ma ci ha risposto di no. Credo che sarebbe un accanimento inutile, visto che è già così debole per i traumi subiti», rispose Fogliardi.

Laura Virga non era tipo da mollare così facilmente. «Sarà cosa di un attimo, dottor Fogliardi. Bisogna decidere se archiviare o no. A voi ha detto qualcosa dell’incidente?».

Testarda, pensò il dottor Fogliardi. Ma era presto per demordere, doveva coinvolgerla.

«Ho un’idea, ispettore. Carolina parla di sangue, ripete sempre questa parola, e lo fa con un senso, come dire?, di piacere. Presenta alterazioni del timbro vocale. È tutto molto strano. Può interessarle valutare di persona questi comportamenti?» concluse Fogliardi.

«Sì, può interessarmi», rispose la poliziotta. «Quando?».

«Stanotte, se le va bene».

Il thriller maledetto/2

Avevo 48 anni e, dopo decenni di trame create in segreto, pensai di essere pronto a scrivere seriamente un noir. Con la maturità acquisita a quell’età forse potevo farcela. Ma questa era solo una parte del problema, perché se lo avessi davvero scritto, quell’ipotetico romanzo dovevo anche pubblicarlo, cosa difficile. Le case editrici ricevono centinaia di manoscritti inediti al giorno, quindi bisognava colpire chi l’avrebbe letto, altrimenti sarebbe finito nel cestino. Dovevo scrivere qualcosa di forte, insomma. Quale poteva essere il tema giusto? Rimuginando, ricordai un’indagine del 2000 che mi aveva scosso. La Polizia postale aveva individuato e smantellato un sito russo che vendeva video pedofili in mezzo mondo. I filmati andavano da riprese di bambini nudi fino ad allucinanti snuff movies in cui dei piccoli venivano realmente uccisi davanti alla telecamera con le modalità richieste dai “clienti” (anche le più atroci), bastava pagare. Amo i bambini, e l’idea di gente che fa loro del male mi fa impazzire, come fa impazzire molti. Decisi che era quello il tema da trattare, anche perché, come sempre, desideravo che vi fosse una finalità sociale, che nel caso era far capire ai lettori che i pedofili non hanno le orecchie a punta e i denti aguzzi, ma sono fra noi. Avrei scritto un romanzo su un serial killer, perciò. Si sa che gli assassini seriali sono un classico nel mondo thriller, e il mio sarebbe stato un serial killer di bambini con l’hobby di guardare gli snuff movies russi. Poi, un giorno mi venne in testa un fenomeno pseudo-scientifico che ho utilizzato anche nel recente “Storia di una figlia”, la memoria genetica. Nel ’95, guardando la mia bambina di venti giorni sorridere nel sonno, mi ero chiesto “perché sorride?” Quali ricordi, quali memorie poteva avere una bambina appena nata? Da lì nacque la “memoria genetica”, un fenomeno scientifico verosimile ma non empiricamente provato. In un romanzo sarebbe stato affascinante. Se la storia che intendevo scrivere volevo fosse davvero indimenticabile, però, era anche necessario suscitare nel lettore la rabbia . Scelsi perciò di rappresentare la collera che nasce quando ti senti impotente davanti a poteri contro cui non puoi nulla, e optai per il potere politico. Fusi insieme questi elementi e nacque la trama di questo primo romanzo, e ora capite perché lo definisco “maledetto”: ha un plot estremamente inquietante. Scelsi un titolo grottesco: “Un assassino qualunque”, il contrario di ciò che davvero è il protagonista. La storia di Emanuele Rode, detto “Il Ratto”, inizia nel febbraio del 1982, in una Amburgo gelida e altera:

Amburgo, 5 febbraio 1982. Venerdì

Se Emanuele Rode avesse immaginato quello che sarebbe accaduto, probabilmente non avrebbe preso posto a bordo dell’MD Super 80 della Lufthansa che la sera di un livido venerdì invernale stava per atterrare all’aeroporto internazionale di Amburgo. Erano le prime ore dopo il tramonto, e il cielo grigio della Germania del nord si stendeva sulla città, avvolgendola in una cappa di nebbia fredda. Una giornata da dimenticare.

Mentre gli abitanti sfidavano il gelo affollando a cena le eleganti Gasthäuser affacciate sui canali dell’Alster, un nano con l’espressione dura e un individuo più grosso dai tratti mediorientali scesero da una Golf parcheggiata alla meglio sulla Holzdamm. I due si alzarono i baveri dei giubbotti di pelle, fecero qualche passo ed evitando di dare troppo nell’occhio entrarono nell’Istanbulschmuckstück Café, un bar situato sulla Ernst-Merck-Strasse, di fronte alla stazione ferroviaria nord della città.

Il thriller “maledetto”

Nel 2006 uscì, per Fazi editore, “Un assassino qualunque”, il mio primo romanzo. E’ un thriller duro e cupo, forse difficile. Molti lettori non sono riusciti a finirlo, altri non hanno dormito, e fra questi anche esperti del genere. A quelli che sono arrivati alla fine, però, è piaciuto. Ricordo con emozione il momento in cui cominciai a scriverlo. Mentre mi scervellavo per trovare le parole dell’incipit, non potevo immaginare che il destino mi avrebbe riservato non solo la pubblicazione di quel libro, da molti considerato “maledetto”, ma anche di altri sei. Ricordo bene quegli attimi. Se dovevo scrivere, dovevo buttare giù qualcosa destinata a essere pubblicata, perciò mi impegnai al massimo in un’avventura dai contorni surreali. Cominciare con questa prospettiva fu un’emozione talmente forte da restare indelebilmente bloccata nelle sinapsi che univano i miei neuroni. Ancora non avevo cinquant’anni. Era una sera del febbraio 2004, fuori pioveva. Nella stanza c’erano solo una lampada da tavolo, lo schermo azzurrino di un vecchio pc e i miei fantasmi. Cominciava così:

Fra il 1984 e il 2000 l’Italia fu teatro di una serie di omicidi di cui furono vittime dieci bambini. La mano che operò questa strage fu quella di un assassino efficiente e lucido. Per dargli un nome e un cognome vennero attivate molte e sofisticate indagini, eppure nessuna di esse si dimostrò efficace. Il criminale si era infatti ritagliato un campo d’azione vasto e difficile da controllare: tutto il territorio nazionale. Nonostante l’Italia fosse ormai entrata a pieno titolo nei primi posti della classifica dei paesi colpiti dagli omicidi serialicosa che spesso le cronache nazionali e locali non mancavano di sottolineare, stampa e opinione pubblica seguirono il crescendo di quei delitti con malcelato nervosismo. Un giornalista particolarmente creativo soprannominò l’assassino “il Ratto”, nome che poi gli rimase appiccicato. Negli anni in cui agì, centinaia di segnalazioni, anonime e no, giunsero a procure della Repubblica, squadre mobili e nuclei operativi. L’UACV, l’Unità per l’Analisi del Crimine Violento, lo SCO, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, e il ROS, il Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei carabinieri, crearono al loro interno nuclei investigativi speciali con l’esclusivo compito di dare la caccia al maniaco. Esiti: zero, anche se in qualche occasione si credette di aver raggiunto dei risultati. Nel 1995 i crimini del Ratto costarono il posto al prefetto Claudio Barrasca, direttore centrale della Polizia Criminale del dipartimento della Pubblica Sicurezza, e a un certo numero di funzionari di polizia e ufficiali dei carabinieri che vennero trasferiti in reparti non operativi a causa della loro inefficienza. Per una serie di ovvi motivi la gente si convinse che il Ratto non poteva non essere affetto da una qualche patologia mentale.  

A tutto questo è necessario aggiungere tre cose.

            La prima è che il Ratto fu molte cose, ma non uno psicolabile.

La seconda è che qualcuno seppe quello che davvero c’era da sapere sul conto dell’assassino.

La terza è che questa storia ebbe inizio nella Germania del nord, in un plumbeo febbraio dell’82.

Natale 2020

 

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Festival Senigallia 19-26 agosto

Dal 19 al 26 agosto a Senigallia si terrà, come ogni anno e Covid permettendo, il festival della letteratura gialla “Ventimila righe sotto i mari in Giallo”. Saranno presenti molti importanti autori. Se qualcuno fosse interessato a fare due chiacchiere insieme, alle 21,30 del 21, in piazza Garibaldi, ci sarò anche io . Besos

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Il Bancarella e i Sogni

La sera del 10 luglio a Cesena, nel chiostro dell’ex convento San Francesco, verrà consegnato il Premio Selezione Bancarella a Stefano Ardito, Angela Marsons, Francesco Carofiglio, Desireè Cognetti, Franco Faggiani e al mio Gli Illegali. Dopo nove giorni, la sera del 19 luglio ci ritroveremo tutti a Pontremoli, in piazza della Repubblica, per la finale, quando sapremo chi avrà vinto il Bancarella 2020. L’emozione è grande, ma sono grandi anche la soddisfazione e l’orgoglio di essere nel gruppo, con l’editore SEM. In fondo, quando cominciai a scrivere, mi dissi sognando che c’era soprattutto un premio che avrei voluto vincere, ed era il Bancarella. Perché è il premio dei lettori, come lo sono io. L’auspicio è che Cesena prima e Pontremoli poi, rappresentino la coronazione di quel Sogno e l’inizio di un altro

New Fake

Segnalo l’ennesima menata finalizzata a generare panico. È stata diffusa oggi ma è del 22 aprile (quindi di un mese e mezzo fa). Attenzione alle notizie decontestualizzate. Ps: notare dove avverrà (casualmente…) il “disastro”: al Sud: https://www.facebook.com/100028879817840/posts/354510182188306/

Maddie

I casi delle piccole Maddie McCann e Inga Gehricke, vittime probabilmente di un pedofilo sadico che risponde al nome di Christian Brueckner, ci ricordano tragicamente che i bambini non vanno mai lasciati soli. Mai. I pedofili sadici sono fra noi, e non esagero. Sono parecchi, e io che ne ho scritto in due romanzi, ovviamente documentandomi, lo so bene. Il caso Brueckner è sovrapponibile alle trame di molta letteratura thriller sul tema. E ricordiamoci, tanto per restare a casa nostra, del “Mostro di Foligno”, Luigi Chiatti. Sembra che non ci si renda conto che le trame dei thriller più tragici le inventi la realtà. Nel 2013 Brueckner aveva scritto a un amico di “desiderare di catturare qualcosa di piccolo per usarlo per giorni, tanto poi basta far sparire le prove”. Se le storie di assassini seriali piacciono tanto, che almeno servano a difendere i propri figli dagli assalti di questi predatori notturni

https://www.repubblica.it/esteri/2020/06/05/news/caso_maddie_il_pedofilo_sospettato_di_aver_rapito_una_bimba_tedesca-258526147/

La festa violentata

Fa male constatare che ieri la Festa della nascita della Repubblica Italiana è stata violentata.

Inutile usare mezze parole, perché è così. Una politica fatta di gente perbene si sarebbe riunita nel ricordo delle dieci pagine di necrologi dell’Eco di Bergamo del 9 febbraio scorso, simbolo dei più di trentamila morti della pandemia. Ma non è stato così. Parte della nostra politica è fatta di approfittatori.

Se oggi l’Italia sembra aver messo sotto controllo la pandemia è stato per una presa di coscienza nazionale che l’Europa e il mondo ci hanno riconosciuto. Sotto la spinta della paura abbiamo ritrovato il senso civico e l’unità nazionale, ci siamo stretti e sopportato limitazioni impensabili, ai confini della costituzionalità. Lo abbiamo fatto dando fiducia a un governo che ha messo la salute davanti a tutto, e che quando la salute ha cominciato a migliorare, davanti a tutto ha messo l’economia. Non ci interessa la casacca di chi è al governo, ci interessa che l’abbia fatto.

Ma ieri tutto questo è stato stracciato.

Ora che la gente si disinteressa dei barconi con gli immigrati, c’è un’altra comoda tigre da cavalcare, offerta dalla malattia e dai provvedimenti del governo: il complotto dei poteri forti per chiuderci nelle nostre abitazioni e fare andare a picco l’economia.

La contromanifestazione di ieri a Roma è stata chiara. In una situazione in cui la politica aveva il “dovere” di unirsi compatta davanti al capo dello Stato per dare un segnale educativo ai cittadini, Salvini, Meloni e perfino Berlusconi hanno scelto di dare un altro tipo di segnale diseducativo.

Chiedono le dimissioni del governo. È bastato avere dati leggermente più tranquillizzanti, per attivare le varie macchine della comunicazione politica: il governo va verso una deriva autoritaria, non ha saputo gestire la crisi sanitaria e la conseguente crisi economica, quindi deve dimettersi e noi lo sostituiremo. Perché, mentre Conte e soci (noti per il loro sadismo) si sono divertiti a bloccare le libertà costituzionali, loro avrebbero risolto tutto: quindi i morti sarebbero stati non 30.000 ma 3.000, e ciò sarebbe successo lasciando aperte fabbriche e pub. Tanto si sa che il virus l’ha creato Bill Gates attraverso il 5G e le scie chimiche, e ovviamente c’entra il Bildemberg (e perché no gli Illuminati?) e che il governo è complice di questa macchinazione mondiale.

E tutto questo mentre ogni famiglia bergamasca piange un morto.

Ieri sera Floris ha chiesto al ministro Speranza cosa ne pensasse degli assembramenti visti nelle varie contromanifestazioni. Lui ha risposto: “Non fanno bene al Paese”. Capisco il desiderio di non dare il destro a polemiche e tenere un profilo basso, ma Speranza aveva il dovere di chiamare le cose con il loro nome, che è “irresponsabilità” e “atteggiamenti criminali”. Non l’ha fatto, ma avrebbe dovuto. Il profilo basso si può tenere fino a un certo punto, ma a delle palesi provocazioni è necessario rispondere per le rime. Ministro, si svegli: non è il momento di fare il maestro da libro Cuore.

Tutto ciò avviene proprio quando bisognerebbe educare i cittadini ad atteggiamenti seri e unitari. Il populismo oltranzista si è diffuso dopo la crisi del 2008, figuriamoci adesso. Il grande argomento di questo nuovo populismo sarà che il virus non esiste, che il governo è autoritario. Quindi via le mascherine e giù con i baci, gli abbracci e i selfie. Gli assembramenti, però, sono ancora vietati, quindi il servizio di ordine pubblico avrebbe dovuto sanzionare i presenti alla manifestazione. Non so se è stato fatto, spero di sì. Il povero cristo sdraiato da solo su una spiaggia si è visto multato di 400 euro, ma i vari capitani se la sfangano. E non mi sembra giusto.

Cavalcare questa crisi potrebbe portare all’instaurazione di un vero regime autoritario. Pensateci.

Ieri ci ha deliziati anche il generale Pappalardo con i suoi gilet arancione, e lì abbiamo visto di tutto. Satanismo, negazionismo del virus, abbracci, baci, divieto di mascherine, attacchi contro ipotetici “loro”, scie chimiche, 5G, Bill Gates, richieste di dimissioni del governo e di Mattarella, che ovviamente sarà sostituito dal Pappalardo. Per chi non lo sapesse, fra le altre cose, questi nel 2000 fece circolare nei Cocer dei Carabinieri il progetto di un nuovo stato curato e sorvegliato dall’Arma. Fu assolto nei processi perché si dimostrò che in realtà quel progetto era stata solo una sua idea, peraltro volutamente resa pubblica dai Carabinieri, ma in quel documento c’è tutto il pensiero di un uomo che aizza la folla contro Mattarella in nome della “libertà del popolo”. Del popolo che piace a lui, ovviamente. Ma è del resto di quel popolo che dovremmo occuparci e preoccuparci.

Gli articoli 438 e 452 del codice penale prevedono che chiunque provochi volontariamente un’epidemia, mediante la diffusione di germi, è punito con l’ergastolo. Se lo fa colposamente, è punito con la reclusione di cinque o dodici anni.

Spero che la Digos e il Reparto Operativo di Roma se ne ricordino.

Virologi contro

DA PIERNIK
Vorrei fare una considerazione sull’attuale situazione del Covid 19. Ovviamente non da medico, ma da cittadino qualunque dotato, fino a prova contraria, di normale intelletto. Come tutti sapete, la sensazione è di essere nel caos. Non c’è scienziato che non dica la sua. Il virus si è indebolito, no, non si è indebolito. Il caldo lo ammazza, no, il caldo non gli fa niente. La malattia è completamente diversa, no, è sempre la stessa. Ora proviamo a tagliare a fette la situazione. Ci accorgiamo che in campo ci sono due squadre. La prima è quella degli scienziati dell’epidemiologia e dell’epidemiologia statistica che dicono, in sostanza, “Come ti muovi, il virus ti ammazza: ricordati che devi morire, e se non ti succede ora, ti succederà a ottobre.” L’altra squadra è quella dei clinici, che vivono nelle terapie intensive e che, al contrario, dicono in coro che la malattia attuale è completamente diversa, nel senso di molto “indebolita”, rispetto a quella di fine febbraio e che, probabilmente, non ci sarà una seconda ondata perché in qualche modo il virus lo stiamo sconfiggendo. Questa seconda squadra, folta e forte di nomi importanti, accusa gli altri di parlare seduti davanti a computer e a microscopi, mentre loro vivono in mezzo ai malati. Ognuna tifi per la squadra che preferisce, ma non posso non fare delle considerazioni aggiuntive. Per ottenere la partecipazione di alcuni virologi a importanti trasmissioni televisive, occorre chiamare il loro agente, come se fossero scrittori o attori, e concordare il prezzo, che è notevole. E questo non è bello. Loro dicono che queste partecipazioni sono un “lavoro”. Mi dispiace, ma non è così. Il lavoro lo fai col camice quando fai un’iniezione a un malato, mentre se vai in una trasmissione televisiva a spiegare come salvarsi la pelle, fai un servizio pubblico, non stai “lavorando” (specialmente se non sei neanche laureato in medicina ma in veterinaria). Io mi vergognerei a farmi pagare per questo, penso anche voi. Vorrei fare un’altra considerazione, più istintiva. Se, da tecnico dell’ordine pubblico (con alle spalle situazioni anche drammatiche), sento un amico che dice che domenica porterà il bambino allo stadio, immediatamente gli sconsiglio di farlo, perché di una partita di calcio io vedo solo l’aspetto negativo. Ho la sensazione che la stessa cosa stia capitando a molti virologi illustri. Qualunque ipotesi sdrammatizzante si faccia, agitano la paletta dell’alt e la smantellano: ci salveremo, forse, solo con il vaccino, che fra l’altro arriverà non prima di un anno. Dimenticavo. C’è un’altra ipotesi, ma possiamo farla sottovoce. Qual è il ruolo di Big-Pharma in tutto questo? Chissà se organizzano ancora convegni alle Mauritius o regalano iPad ultima generazione ai medici, in particolare ai viro-epidemiologi, “convenzionati.” Badate, amici qui il complottismo non c’entra. Tutti voi conoscete almeno un paio di medici: chiedete a loro. Dimenticavo: all’inizio la cura ha avuto come obiettivo i polmoni, ma sembra che non sia così, che in realtà il virus attacchi il sangue. Circola la voce, ed è inquietante. Al prossimo appuntamento.

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