Diario di bordo

6 novembre, Formicae finalista al premio Scerbanenco !

Siamo al 4 novembre 2017, la storia c’è e sta scendendo in modo travolgente. Verrà però un libro abbastanza lungo. Un po’ preoccupato, l’ho detto a Riccardo Cavallero, il capo della SEM. Ha risposto che allora comprerà più carta. Non è un grande?

Ore 3,25 del 25 ottobre 2017 ho concluso il primo capitolo del nuovo Bruni. Molto soddisfatto, la scrittura scivola via veloce come non mai. La storia ce l’ho nelle dita, penso verrà fuori un buon lavoro

 

 

20 ottobre 2017:  La trama.

Oggi ho concluso la stesura della storyboard del seguito di Formicae. Sulla trama (che per me è la cosa più difficile di un romanzo) lavoro così: ho un’idea vaga che mi piace, mi stuzzica. Ovviamente quell’idea vuole un prima, un poi, un sopra e un sotto. E qui cominciano le difficoltà: non dimentichiamo che le trame di un thriller sono estremamente intrecciate. Prendo un foglio, e al centro descrivo in poche parole quell’idea vaga, poi coi giorni aspetto altre idee di contorno (che comunque arrivano: ho la fortuna di avere la creatività sempre pronta a scendere in campo). Quando queste idee di contorno ci sono, le scrivo a penna alla rinfusa sul foglio, roba che se uno ha la sventura di buttarci sopra l’occhio sicuramente ha la sensazione che chi ha scritto sia evaso da un manicomio (anche perché in questa fase scrivo – volutamente, perché così mi sento più sciolto – in un italiano sgrammaticato e allucinante). Poi inizia il montaggio: decido quali di quelle idee buttate alla rinfusa vanno prima, dopo, sopra e sotto l’idea centrale. Quando ho un quadro più o meno non dico chiaro, ma almeno filante, mi metto al pc e scrivo due o tre pagine come se dovessi spiegare la trama a qualcuno, la scrivo quindi nelle sue linee essenziali e senza trucchetti: in gergo si chiama “fabula”. Una volta stesa la fabula, la riscrivo ancora, ma condendola di maggiori dettagli, di solito in una decina di pagine. In questa stesura inserisco i punti da svelare o meno al lettore e i teaser, cioè i passaggi che eccitano la curiosità di chi legge. Non è finita. Quando ho concluso anche questa stesura, passo a scrivere la storyboard, cioè quelle circa 30 pagine in cui in pratica creo tutte le scene del romanzo con nomi, città, negozi ecc.: insomma, inserisco i dettagli. Questa è la vera fotografia del futuro romanzo, e dopo c’è solo una cosa da fare: scriverlo. Ma la scrittura viene facilitata dalla storyboard, specie se buona e dettagliata: segui le scene che hai scritto e alla fine il romanzo viene. Be’, ovviamente non è così facile, spesso scrivendo si esce fuori da tutto quello che avevi previsto, perché ti vengono idee nuove o perché i personaggi, muovendosi in modo analitico, non riescono ad arrivare alle conclusioni cui tu li avevi destinati in teoria, e così tocca modificare, spostare, riscrivere ecc. Una buona storyboard, almeno per me, è una base imprescindibile per iniziare a scrivere la storia definitiva. Ed è chiara anche un’altra cosa: come in tutti i campi, più hai esperienza, più sei in grado di gestire quell’animale selvaggio che è un romanzo thriller e alla fine metterlo in gabbia. Ecco, oggi ho finito la storyboard del seguito di Formicae. Adesso lascerò passare qualche giorno per caricarmi, poi arriverà un momento in cui, senza sapere perché, mi metterò al computer e dirò a me stesso: ehi, puoi cominciare. Abrazos.