nel blog: MUSICHE & VIDEO

F O R M I C A E (SEM EDITORE)

  1. formi

La voce al telefono dice che Livio Jarussi, il bambino scomparso da due anni, è vivo e sta bene. Aspetta soltanto di essere riportato a casa, dai suoi genitori.
Quando la polizia arriva nel luogo indicato dalla voce anonima, una discarica alla periferia di Foggia, trova una scena sconcertante. Qualcuno ha allestito un terribile quadro rituale. Sepolto malamente tra i rifiuti c’è il corpo di Livio. Sulla misera tomba, come un lugubre ornamento, si alza una croce di legno e ferro. Ciò che rimane di Livio, ormai mangiato dalla terra che l’ha nascosto per due anni, è quasi solo un brandello della felpa che indossava al momento della scomparsa, dove campeggia la scritta Zio Teddy. Una macabra firma.
Per Renzo Bruni, alto funzionario del Servizio Centrale Operativo, il mitico SCO, l’unità investigativa della Polizia di Stato, questo ritrovamento significa tornare a occuparsi del caso che più di ogni altro l’ha tormentato, come poliziotto e come uomo. Per Zio Teddy invece è semplicemente la ripresa di una partita a due, giocata con gli strumenti del male.
Ma in questa storia ad alta tensione emotiva, scritta da un maestro italiano del thriller, ciò che a prima vista sembra vero non è detto che lo sia fino in fondo. In questa storia le cose che accadono hanno sempre un lato sinistro. La partita iniziata tra i due avversari, infatti, si apre presto a un terzo giocatore, il più feroce, il più sfuggente. Anche lui, come Bruni, ma per ragioni diverse e inaspettate, vuole che il mostro di Livio e di altri innocenti torni nell’inferno brulicante di formiche che l’ha generato.

Appuntamento al Salone del Libro di Torino il 19 maggio

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Venerdì 19 maggio, alle ore 18.30, sarò al Salone del Libro di Torino con Tommaso Avati, Sara Kim Fattorini e Laura Calosso. Con Riccardo Cavallero, Antonio Riccardi, Teresa Martini e Valerio Giuntini, presenteremo al mondo la S.E.M. Partecipare a questa importantissima prima, credetemi, rende particolarmente orgogliosi. Besos a todos, hermanos!

Gli anni nascosti (Cairo Editore, 2010)

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La chiamano Guerra Fredda. Nel senso di sostanzialmente incruenta, giusto? Sbagliato. Nessuna guerra è mai incruenta, e certamente nessuna guerra è mai fredda. Il fronte più torrido? Ma il nostro, è chiaro: l’Italia, il Belpaese, eterno crocevia di intrighi e inganni, cospirazioni e complotti. Luogo ameno dove uno dei più illustri e stimati padri della Repubblica è un agente “sotto copertura profonda” della Stasi, famoso e famigerato servizio segreto della Germania Est. Dove il capo di Stato maggiore prepara un brutale contro-golpe nel nome, nessun dubbio in merito, di pace/libertà/democrazia ecc. Dove un eclettico colonnello della sanguinaria dittatura argentina fa da consulente sul campo per le forze volte alla salvaguardia della “civiltà occidentale” (o qualsivoglia imitazione della medesima). Dove un patriottico alto ufficiale del Sismi agisce dall’ombra come un deus-ex-machina dagli inferi. Al nucleo del vortice, il Dossier Ksenofont, fantomatico e letale, che può scatenare una potenza tellurica inimmaginabile, che non deve cadere nelle mani sbagliate. Al cuore del labirinto, il potere assoluto, oscuro oggetto del desiderio che fatalmente “logora chi non ce l’ha”. Ma quando dalle scatole cinesi si passa al teatro delle ombre, quando i cupi nemici del passato diventano gli ambigui alleati del presente, quando i convenienti assassini di ieri assurgono a immarcescibili dominatori di domani, ecco che il tessuto stesso del reale si distorce, si altera, si annienta.

L’ultimo indizio (Fazi Editore, 2008)

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Date, fatti, parole, e soprattutto nomi. Ogni cosa raccontata in questo libro è realmente accaduta. Il compianto capo della Polizia Antonio Manganelli, Gilberto Caldarozzi e altri colleghi, me compreso, sono i protagonisti di questo “diario dalla trincea” nell’anno cruciale della guerra tra lo Stato e Cosa Nostra, il 1992. I cadaveri di Falcone e Borsellino pesavano ancora freschi sulla coscienza collettiva del paese, quando mi trovai catapultato nell’indagine che portò alla cattura del numero due di Cosa Nostra, Giuseppe “Piddu” Madonia, intercettato durante una sua breve trasferta in Veneto. Così, mentre l’indagine prosegue, la mia vita privata va a rotoli: c’è da pedinare, stare svegli, sudare freddo e avere paura, e tutto fino all’arresto del boss: un obiettivo sospirato che segnò l’inizio di una nuova speranza per il paese.